La Voragine Invisibile: La Potenza della Parola e il Regno Presente

Chiesa Cristiana in Italia



Nel Vangelo di Luca, al capitolo sedici, il Signore Gesù ci consegna una parabola di profonda e vitale importanza. È la storia di un uomo ricco, vestito di porpora e bisso, che viveva nei piaceri e nello sfarzo, e di un mendicante di nome Lazzaro, pieno di ulcere, che giaceva alla sua porta desideroso di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla tavola del ricco. È una storia che tutti noi conosciamo bene, ma che nasconde rivelazioni essenziali per la nostra vita spirituale odierna. Gesù, nel raccontare questa parabola, non si stava rivolgendo a persone malvagie del mondo pagano, ma stava parlando agli ebrei, a persone religiose, a coloro che credevano di essere a posto con Dio. Il ricco, infatti, era un "figlio di Abramo", un uomo religioso, appartenente al popolo di Dio, ma che aveva perduto il suo vero legame con il Signore

Questa narrazione non è il resoconto di un fatto storico reale, ma una sapiente invenzione di Gesù per trasmettere un messaggio urgente a chi lo ascoltava allora e a noi oggi. Il primo grande insegnamento che ne traiamo è che il giudizio di Dio è reale e inizierà proprio dalla casa di Dio, dal Suo popolo. Il destino eterno delle persone, ciò che accade dopo la morte, comporta una netta e irrevocabile separazione. Tuttavia, il Signore non ci racconta questa storia solo per parlarci del futuro, ma per aprirci gli occhi su una realtà spirituale invisibile ma presente e operante già oggi, nel tempo in cui viviamo.

Nella parabola leggiamo che, dopo la morte, Lazzaro viene portato dagli angeli nel seno di Abramo, un luogo di consolazione e benedizione, mentre il ricco si ritrova nell'Ades, nei tormenti. Alzando gli occhi, il ricco implora Abramo di mandare Lazzaro a intingere la punta del dito nell'acqua per rinfrescargli la lingua. Ma Abramo risponde rivelando l'esistenza di una "grande voragine", un abisso invalicabile posto tra loro. Nessuno può passare dal luogo di consolazione al luogo di tormento, e viceversa. Questa grande voragine di cui parla Gesù, guidato dallo Spirito Santo, non è soltanto una barriera che si erge dopo la morte. È una separazione che esiste già nella vita terrena.

Anche mentre erano in vita, il ricco e Lazzaro erano divisi da questa voragine invisibile. Il ricco viveva nella sua dimensione di lusso, egoismo e indifferenza, senza curarsi dell'uomo sofferente alla sua porta. Lazzaro viveva la sua dimensione di povertà e attesa in Dio. Entrambi conducevano due vite completamente separate, seppur fisicamente vicini. Questa voragine invisibile è presente ancora oggi in mezzo a noi. Agli occhi del mondo essa è impercettibile. Le persone senza Dio non riescono a vederla: viaggiano sulla loro strada, vivono la loro dimensione mondana, convinte che tutto sia normale. Ma per noi, che abbiamo ricevuto la grazia e possediamo occhi spirituali, questa linea di separazione è chiara e netta.

Oggi, noi credenti siamo già stati trasportati in una nuova dimensione. Il Regno di Dio non è solo una speranza futura; è già iniziato su questa terra ed è nei nostri cuori. Noi facciamo parte del popolo eletto, godiamo delle gloriose benedizioni e della consolazione che Dio ha promesso ai Suoi figli. Il Signore, nel Suo infinito amore, ci ha presi dal regno di Satana, un regno di oscurità, tormento e separazione, e ci ha trasportati nel Regno della giustizia, della pace e del Suo amato Figliolo. Noi viviamo dal lato giusto della voragine.

Questa separazione è anche la nostra protezione. La voragine ci impedisce di mescolarci con le tenebre. Ci permette di rimanere puri, casti, e di non sporcarci con le cose e i compromessi del mondo. Eppure, in modo paradossale e doloroso, vediamo accadere qualcosa di folle ai nostri giorni: ci sono persone che hanno conosciuto la salvezza, che si trovano nella zona benedetta della Parola e del Regno di Dio, ma che a un certo punto impazziscono. Decidono deliberatamente di saltare quella voragine, apostatando dalla fede e tornando volontariamente nel mondo, dall'altra parte. Dobbiamo vigilare affinché questo non accada a noi. Siamo anime nuove, colombe bianche lavate dalla grazia, e il nostro desiderio profondo deve essere quello di restare stretti al Signore, nel Suo Regno.

Tornando alla parabola, l'uomo ricco fa una seconda disperata richiesta ad Abramo. Resosi conto dell'impossibilità di ricevere sollievo, supplica che Lazzaro venga mandato sulla terra, a casa di suo padre, per avvertire i suoi cinque fratelli affinché non finiscano anche loro in quel luogo di tormento. "Se qualcuno dai morti va da loro, si ravvedranno", insiste il ricco. È la stessa logica umana che vediamo all'opera oggi. Spesso di fronte al lutto, le persone desiderano un segno dall'aldilà, sperano in un contatto con il defunto, illudendosi che un miracolo spettacolare o una manifestazione soprannaturale possa finalmente convincere i cuori induriti a credere in Dio.

Ma la risposta di Abramo è lapidaria, solenne e definitiva: "Hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli. Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscita". In queste parole risiede il cuore del messaggio del Vangelo. Le persone invocano segni miracolosi, chiedono a Dio di dimostrare la Sua esistenza, pretendono prodigi visibili per potersi convertire. Ma Dio ha stabilito che la salvezza non arriva attraverso lo stupore dei sensi, bensì attraverso l'ascolto e l'ubbidienza alla Sua Parola.

Gesù Cristo è la prova vivente di questa verità. Un morto è veramente resuscitato: è il nostro Signore Gesù! Egli ha sconfitto la tomba, è tornato in vita, eppure il mondo, che pure celebra superficialmente feste come la Pasqua, non crede in Lui. Il mondo ammette storicamente la Sua figura, festeggia la Sua risurrezione come una tradizione, ma i cuori rimangono ostinati, empi e lontani dalla salvezza. La luce di Cristo non risplende in chi rifiuta la Parola. La risurrezione stessa, il miracolo dei miracoli, non è servita a salvare chi ha il cuore chiuso alla verità delle Scritture.

Se dunque non sono i miracoli spettacolari a salvare le anime, qual è il mezzo scelto da Dio? È la predicazione della Parola! Dio ha messo una potenza salvifica, guaritrice e liberatoria nella Sua Parola. Quando lo Spirito Santo unge un servitore, quando un predicatore, un evangelista o un credente annuncia il Vangelo per le strade, in chiesa o nelle case, quella Parola ha il potere di spezzare le catene. È l'unico mezzo stabilito dal Cielo per far comprendere alle persone la profondità del loro peccato e il loro bisogno di salvezza. Senza l'ascolto della Parola di Dio, è impossibile ravvedersi.

Non possiamo aspettarci che chi si trova dall'altra parte della voragine si salvi da solo o tramite illusioni terrene. L'uomo ricco, nonostante fosse religioso, non aveva alcuna consapevolezza di essere un misero peccatore meritevole di giudizio, finché non è stato troppo tardi. Oggi, le persone del mondo pensano di stare bene, vivono le loro vite senza rendersi conto di essere su una strada di perdizione. Non sentono il peso del loro peccato. Ed è qui che entriamo in gioco noi, la Chiesa del Signore.

Noi siamo gli ambasciatori di Cristo. Gesù è risorto, è vivo e vuole parlare attraverso la nostra bocca. Facciamolo parlare! Poiché non vi sarà altra possibilità di salvezza per il mondo al di fuori dell'annuncio del Vangelo. Dobbiamo gridare, dobbiamo avvertire coloro che amiamo, i nostri parenti, i nostri amici, le persone che incontriamo. Abbiamo l'urgenza e il sacro dovere di chiamare le persone affinché facciano un salto e attraversino quella voragine oggi, finché sono in tempo, finché la grazia è disponibile.

Arriverà il momento della morte in cui questa voragine diventerà assolutamente e permanentemente invalicabile. Non ci sarà più ritorno. Per questo non possiamo restare in silenzio. Ringraziamo il Signore per averci aperto gli occhi, per averci trasferito nel Regno della Sua luce. E chiediamo a Dio la grazia, la forza e il coraggio di essere portavoce della Sua Parola potente, affinché molte altre anime possano essere strappate dalle tenebre e portate nella meravigliosa salvezza del nostro Signore Gesù Cristo. Amen.

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Pagina pubblicata il 08/02/2017 15:19:43 - revisione n° 2 del 08/02/2017 15:33:26

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