Il Valore della Parola: Un Sì e un No Rafforzati nello Spirito
Chiesa Cristiana in Italia

L'apostolo Giacomo, nel capitolo 5 verso 12 della sua epistola, ci lascia un monito di suprema importanza: "Soprattutto, fratelli miei, non giurate né per il cielo né per la terra né con altro giuramento, ma il vostro sì sia sì, e il vostro no sia no, affinché non cadiate sotto giudizio". L'apostolo Paolo, nella sua seconda lettera ai Corinzi, riecheggia questo stesso principio, interrogandosi e rassicurando i credenti sul fatto che le sue decisioni non fossero dettate da leggerezza o motivazioni carnali, affinché in lui non vi fosse contemporaneamente il "sì, sì" e il "no, no".
Prendere decisioni con "leggerezza" indica un carattere superficiale. Significa affrontare questioni serie e vitali con lo spirito di uno scherzo, dimostrando mancanza di rispetto e di stabilità. Una persona leggera è capricciosa, volubile: ciò che afferma oggi lo smentisce domani. Umanamente parlando, sappiamo bene che da un individuo instabile non possiamo trarre nulla di buono. Al contrario, la parola di un uomo, e ancor di più quella di un credente, deve essere rispettata e onorata in ogni circostanza.
Un tempo, nella società, bastava stringersi la mano per sancire un accordo dal valore inestimabile. Oggi, purtroppo, viviamo in un mondo in cui la parola umana ha perso di significato; siamo costretti a ricorrere ad avvocati, giudici, notai e contratti firmati. Eppure, nonostante questa deriva della società, la Bibbia continua a gridare che la parola dei figli di Dio deve rappresentare la cosa più importante e sacra. La nostra parola non deve avere bisogno di giuramenti per essere creduta. Quando cerchiamo un appiglio supremo, come un giuramento, spesso lo facciamo per convincere chi ci sta di fronte della nostra sincerità, ma il Vangelo ci insegna che non ne abbiamo bisogno. L'unica "proprietà" che i figli di Dio possiedono davvero in questo mondo è la loro parola. E poiché siamo guidati dallo Spirito di Dio, i figli di Dio non agiscono con superficialità.
Non dobbiamo mai permettere che dentro di noi alberghino contemporaneamente il "sì" e il "no". Questa coesistenza genera bivalenza, incertezza e instabilità. Dire di no con la mente e di sì con la bocca, o viceversa, ci rende creature divise. La Scrittura ci insegna a schierarci apertamente. Quando Gesù afferma "Il vostro sì sia sì", sta usando un rafforzativo tipico dello stile semitico. Non deve esserci un tiepido "ni". Quando abbiamo abbandonato le cose del mondo, quando lo Spirito ci ha rigenerati, il peccato ha smesso di esercitare la sua attrattiva su di noi. Quando siamo scesi nelle acque del battesimo, abbiamo pronunciato un "Sì" a Dio, accettandolo come nostro Signore per servirlo fino alla fine. Quel "Sì" non deve vacillare; deve essere un "sì pieno", consapevole, dettato dallo Spirito e rafforzato. Chi ci guarda deve poter gioire e dire: "Questa persona è ferma in Cristo!".
Se consideriamo la vita di Gesù sulla terra, notiamo che il suo ministero è stato relativamente breve, solo tre anni, a differenza dei nostri percorsi di fede che spesso durano decenni. Eppure, Gesù ha preso la sua missione con un'assoluta serietà. Ogni volta che parlava, pronunciava verità inequivocabili: "In verità, in verità vi dico". Quel rafforzativo indicava che tutto ciò che usciva dalla sua bocca era un "Sì" inossidabile. Tutte le meravigliose promesse di Dio trovano il loro "Sì" e il loro compimento in Cristo Gesù. Egli è la garanzia di Dio per noi. Sulla croce, con il suo sangue, Cristo ha letteralmente firmato e convalidato ogni promessa divina. Noi oggi non dobbiamo sperare nell'incertezza, ma attendere con certezza la realizzazione di queste promesse, perché l'opera è già stata pienamente compiuta sul Golgota.
Ma proprio come il nostro "Sì" a Dio deve essere integro, altrettanto deve esserlo il nostro "No". Paolo ci ricorda che non possiamo mischiare le due cose. Dobbiamo imparare a pronunciare un "No" rafforzato di fronte al peccato, alla tentazione, alla nostra carne, all'ozio e al nemico delle anime nostre. Non possiamo cedere a compromessi perché dentro di noi batte ancora la carne. Dobbiamo essere cristiani d'onore. Quando siamo chiamati a rinunciare a un desiderio terreno o a una nostra comodità per il Regno di Dio, dobbiamo avere la forza di dire "No".
Gesù ci ha lasciato l'esempio perfetto anche in questo. Nel deserto, tentato dal diavolo, Egli disse un fermo "No" al peccato. Nel giardino del Getsemani, nel momento più angosciante della sua vita terrena, di fronte alla prospettiva atroce della croce, Egli disse "No" alle proprie paure umane e al proprio "io", pregando: "Non la mia volontà, ma la tua sia fatta". Con quel "No" alla propria umanità tremante, ha ottenuto per noi la vittoria finale.
Fratelli e sorelle, la via per onorare il Signore è tracciata in modo chiaro. Che il nostro "Sì" sia un sì risoluto all'opera di Cristo e allo Spirito Santo, e che il nostro "No" sia una barriera invalicabile contro il peccato e i desideri della carne. Solo così vivremo come veri figli di Dio, camminando nell'integrità e portando gloria al Suo nome.
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Pagina pubblicata il 08/02/2017 15:19:43 - revisione n° 2 del 08/02/2017 15:33:26






