Il nostro unico vanto: Conoscere Dio
Chiesa Cristiana in Italia

Il profeta Geremia, nel capitolo 9 (versetti 23-26), ci trasmette un oracolo potente da parte di Yahweh, un messaggio che scuote le fondamenta delle nostre sicurezze umane: "Il saggio non si glori della sua saggezza, il forte non si glori della sua forza, il ricco non si glori della sua ricchezza: ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il Signore. Io agisco con bontà, diritto e giustizia sulla terra, perché di queste cose mi compiaccio". In un mondo, e talvolta anche in una chiesa, in cui la memoria spirituale tende a svanire e in cui sentiamo costantemente il bisogno di novità, le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni ci riportano all'essenziale: "Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo". La vera vita eterna e la vera essenza della fede risiedono interamente in questo: conoscere Dio.
Ma cosa significa realmente conoscere Dio? In primo luogo, significa rinunciare a ogni vanto carnale. La natura umana è incline a cercare la gloria nelle proprie capacità. Ci vantiamo della nostra saggezza, della nostra intelligenza, persino dei titoli accademici o professionali che abbiamo conquistato con anni di studio. Nella società, ci presentiamo con il nostro cognome preceduto da "Dottore", "Ingegnere" o "Avvocato", facendone una bandiera della nostra identità. Ci vantiamo della nostra forza di carattere, o delle sicurezze economiche che ci siamo costruiti per avere un "cuscinetto" contro gli imprevisti. Tutto questo, sebbene comprensibile a livello umano, diventa un ostacolo quando confidiamo in esso anziché in Dio. Chi conosce davvero Dio non si vanta di nulla che provenga da sé stesso, perché comprende che Dio è infinitamente più grande di qualsiasi nostra conquista terrena.
L'orgoglio, purtroppo, non si limita alle cose secolari; esso si insinua facilmente anche nella nostra vita spirituale. Spesso ci gloriamo persino delle opere buone che facciamo. Magari qualcuno rende una testimonianza o fa una preghiera eccessivamente lunga, un altro potrebbe sentirsi in dovere di giudicare e questo è un modo di vantare un personale discernimento spirituale. Ma quando la chiesa è composta da persone che si vantano della propria conoscenza o delle proprie prestazioni religiose, si perde di vista il Signore. Un cuore che conosce Dio è un cuore che ha imparato a dire: "Io non sono nulla" penso il buono da tutti e non guardo il negativo. Chi ha vero discernimento sa valutare le cose spirituali non per esaltare sé stesso o per ergersi a giudice degli altri, ma per glorificare Cristo. Come diceva l'apostolo Paolo, non dobbiamo vantarci di nient'altro se non di ciò che Gesù Cristo ha fatto per mezzo di noi. Qualsiasi lode ricevuta dagli uomini, se non gestita con umiltà, rischia di nutrire il nostro orgoglio; ecco perché dobbiamo respingere ogni adulazione che distolga lo sguardo dalla gloria di Dio.
Conoscere Dio significa anche vivere in uno stato di costante umiltà e dipendenza quotidiana da Lui. Spesso pensiamo di aver compiuto un lavoro robusto ed efficace, sia materialmente che spiritualmente, per poi renderci conto, a distanza di anni, che le nostre opere erano fragili e piene di difetti. Questa consapevolezza ci porta a riconoscere che senza la mano del Signore non possiamo sostenerci. Non possiamo vantarci di reggerci in piedi da soli; possiamo solo dire: "Dio mi sta sorreggendo". L'umiltà ci porta a smettere di misurare il nostro valore in base al nostro conto in banca, alle nostre abilità o all'approvazione degli altri, per imparare a dipendere totalmente dalla provvidenza e dalla guida del Signore, giorno dopo giorno.
Nel suo oracolo, Geremia introduce poi un concetto cruciale: la differenza tra la religione esteriore e la trasformazione interiore. Il profeta annuncia che Dio punirà coloro che sono "circoncisi solo nella carne", citando nazioni pagane come Egitto, Edom, Ammon e Moab, ma includendo in questa lista anche Giuda. Come è possibile? La circoncisione era il segno visibile del patto con Dio, ma il Signore dichiara che tutta la casa d'Israele è "incirconcisa di cuore". Questo è un avvertimento solenne anche per i credenti di oggi. L'Evangelo e la salvezza non sono un'esclusiva di un'etichetta o di una denominazione. Avere un segno esteriore, come l'appartenere a una specifica comunità cristiana o portare il titolo di "cristiano", non ha alcun valore se non c'è la sostanza nel cuore.
Dio cerca persone incirconcise nella carne, ma circoncise nel cuore. La circoncisione del cuore è un'opera profonda: significa che Dio ha rimosso il nostro cuore di pietra, duro, freddo e ribelle, per donarci un cuore di carne. Un cuore di carne è un cuore che sa amare davvero, che sa soffrire per il Regno, che sa desiderare ardentemente le cose di Dio e che si arrende alla Sua volontà. È un cuore che conosce Dio in modo intimo ed esperienziale, non solo in modo intellettuale. Una religione fatta solo di apparenze esteriori, senza un cuore trasformato, è una condizione di cui il Signore promette di chiedere conto. Dio ci chiama a un'onestà radicale: non vuole la facciata, vuole un cuore sincero e dedito a Lui.
Infine, il discernimento e la conoscenza di Dio si manifestano necessariamente in un'azione pratica. Yahweh dice: "Io pratico la bontà, il diritto e la giustizia sulla terra, poiché in queste cose mi compiaccio". Conoscere Dio non è un'astrazione mistica; significa imitarlo. Se conosciamo Dio, avremo il discernimento per seguire le Sue virtù. Praticare la bontà, operare con giustizia, giudicare rettamente le situazioni senza compromessi con il peccato: queste sono le opere che testimoniano la nostra comunione con il Creatore. Conoscere Cristo, che incarna pienamente tutte le virtù del Padre, significa lasciare che Lui operi queste stesse virtù attraverso la nostra vita terrena.
Abbandoniamo dunque ogni vanto carnale e ogni superficialità religiosa. Lasciamoci guidare dallo Spirito Santo per produrre il vero frutto dello Spirito. Non c'è nulla di più glorioso e di più appagante che poter affermare: "Io conosco il mio Dio, ho un patto nel cuore con Lui e la mia vita è spesa per praticare la Sua bontà e la Sua giustizia". Questo è il nostro unico, vero vanto: conoscere l'unico vero Dio e Gesù Cristo che Egli ha mandato.
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Pagina pubblicata il 08/02/2017 15:19:43 - revisione n° 2 del 08/02/2017 15:33:26






