La potenza nascosta nella semplicità della Parola
Chiesa Cristiana in Italia

Nella storia di Naaman il Siro, narrata nel secondo libro dei Re, troviamo un profondo insegnamento su come i nostri pensieri e le nostre aspettative possano ostacolare l'opera di Dio. Molti di noi, come Naaman, rischiano di perdere la propria benedizione a causa di una piccola frase, tanto comune quanto pericolosa: "Io pensavo". Ognuno di noi ha le proprie idee su come Dio dovrebbe agire, ma il Signore ci chiama a misurare la nostra vita non secondo i nostri pensieri, ma secondo i Suoi.
In questo racconto emergono diverse figure, ognuna portatrice di un atteggiamento specifico di fronte al piano di Dio. La prima è una giovane fanciulla israelita, prigioniera di guerra e serva nella casa di Naaman, il generale dell'esercito nemico. Nonostante la sua condizione di schiavitù, ella vive in una profonda serenità spirituale. Invece di nutrire rancore verso chi l'ha rapita, condivide con la moglie del suo padrone una verità preziosa: in Samaria c'è un profeta capace di guarire la lebbra. Questa giovane dimostra un'umiltà e una fede straordinarie. Come l'apostolo Paolo, che cantava le lodi a Dio pur essendo in prigione, questa ragazza ci insegna che, qualunque sia la nostra circostanza, Dio governa ogni cosa per il bene di chi Lo ama. Ella non si lamenta, ma testimonia la potenza del suo Dio.
Il secondo personaggio è il re di Siria, il quale, ricevuta la notizia, decide di inviare una lettera al re d'Israele per ottenere la guarigione del suo generale. Questo sovrano agisce secondo la mentalità del mondo: usa il suo potere politico e offre doni, ricchezze e talenti d'argento per "comprare" la grazia. Egli commette un errore comune: ignora che i veri servitori di Dio non operano per denaro e che i re della terra non hanno alcuna giurisdizione sulla potenza divina. La sua conoscenza carnale rischia di complicare la situazione, perché la grazia di Dio non si ottiene con scambi di favori o raccomandazioni umane.
A ricevere questa lettera è il terzo personaggio, il re d'Israele. Di fronte alla richiesta del re siriano di guarire un uomo dalla lebbra, egli va in preda al panico, si straccia le vesti e grida al complotto. Pur essendo il re del popolo eletto, la sua fede è debole e la sua conoscenza di Dio è superficiale. Egli dimentica che nella sua stessa capitale vive un profeta, un uomo tramite il quale Dio opera potentemente. A volte, come questo re, anche noi veniamo sopraffatti dalle circostanze, disperandoci di fronte ai problemi e dimenticando che la potenza di Dio è già presente in mezzo a noi, pronta a intervenire. Sottovalutiamo le risorse spirituali che il Signore ci ha messo a disposizione.
Veniamo infine a Naaman. Dopo che il profeta Eliseo interviene per placare il panico del re d'Israele, il generale si reca alla casa del profeta con tutti i suoi cavalli, i suoi carri e le sue ricchezze. Si aspetta di essere ricevuto con tutti gli onori. Ma Eliseo non esce nemmeno di casa; gli manda semplicemente un messaggero con un ordine: "Va', lavati sette volte nel Giordano, la tua carne tornerà sana e tu sarai puro". La reazione di Naaman è furiosa. Egli pronuncia quelle parole fatali: "Ecco, io pensavo... egli uscirà senza dubbio incontro a me, invocherà il nome del suo Dio, agiterà la mano sulla parte malata e guarirà il lebbroso". Naaman voleva uno spettacolo, un rituale drammatico, qualcosa che si adattasse alle sue aspettative umane.
Il pericolo del "secondo me" e del "io pensavo" è che ci allontana dalla semplicità dell'opera di Dio. Naaman era disposto a compiere grandi imprese, ma si rifiutava di compiere un gesto semplice e umiliante come lavarsi in un fiume fangoso. Spesso Dio usa proprio ciò che è semplice e apparentemente insignificante per confondere la saggezza umana. Il Signore non voleva solo guarire la pelle di Naaman, voleva salvare la sua anima, piegando il suo orgoglio.
Fortunatamente, intervengono i servi di Naaman, portatori di una saggezza pratica e preziosa. Essi gli fanno notare che, se il profeta gli avesse chiesto una cosa difficile, lui l'avrebbe fatta; perché dunque non ubbidire a una parola così semplice? Questi servi ci ricordano che la nostra fede deve fondarsi unicamente sulla Parola di Dio, indipendentemente da chi la pronuncia o da come ci arriva. Non dobbiamo fissare lo sguardo sull'uomo o sulle nostre aspettative, ma sull'ubbidienza alla Scrittura.
Naaman alla fine ubbidisce: scende nel Giordano e viene guarito. Torna in patria rinnovato, non solo nel corpo, ma nello spirito, riconoscendo che c'è un solo vero Dio. Questo miracolo non è avvenuto grazie a gesti teatrali, ma grazie alla potenza creatrice della Parola di Dio. Come dice il profeta Isaia, la Parola che esce dalla bocca di Dio non torna a Lui a vuoto, ma compie ciò per cui è stata mandata, proprio come la pioggia e la neve fecondano la terra.
Il Signore agisce ancora oggi con estrema facilità. A Lui non costa nessuno sforzo guarire, liberare, proteggere o guidare la nostra vita. Gesù ci ha promesso: "Tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, egli ve lo darà". Dobbiamo solo abbandonare il nostro "io pensavo" e abbracciare con fede la Sua promessa. Smettiamo di complicare le cose cercando pretesti, logiche umane o spettacolarità. Sottomettiamo i nostri pensieri alla Sua volontà e impariamo a credere nella semplice, onnipotente e meravigliosa Parola di Dio.
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Pagina pubblicata il 08/02/2017 15:19:43 - revisione n° 2 del 08/02/2017 15:33:26






