La potenza dell'Oggi: Vivere senza la variabile del tempo

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Il Vangelo di Luca ci riporta uno dei dialoghi più intensi e profondi avvenuti sulla croce. Uno dei malfattori, crocifisso accanto a Gesù, riconoscendo la propria colpa e l'innocenza del Signore, gli rivolge una preghiera: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». La risposta del Salvatore è perentoria e carica di grazia: «Io ti dico in verità, oggi tu sarai con me in paradiso» (Luca 23:39-43). In quella singola parola, "oggi", è racchiuso un principio spirituale fondamentale che ribalta completamente la nostra prospettiva umana.

Noi esseri umani siamo profondamente condizionati dal tempo. Fin dal momento in cui ci svegliamo, la nostra giornata è scandita dall'orologio: scadenze lavorative, impegni familiari, anniversari, e persino le date scolpite sulle lapidi nei cimiteri. La scienza stessa ci insegna che il tempo è una variabile ineludibile. Albert Einstein, con la sua teoria della relatività, ha dimostrato che per comprendere l'universo è necessario legare lo spazio al tempo. Tutta la nostra tecnologia moderna, come i sistemi GPS, si basa su calcoli temporali precisissimi: se togliessimo la variabile del tempo dalla scienza, ogni equazione verrebbe distrutta e i sistemi collasserebbero.

Tuttavia, nel regno dello spirito avviene l'esatto contrario. Se nella vita quotidiana e nella scienza l'eliminazione del tempo distrugge l'equazione, nelle cose di Dio è l'inserimento del tempo a distruggere la nostra spiritualità. Quando inseriamo il calcolo temporale nel nostro rapporto personale con il Signore, la nostra fede si deteriora. Noi siamo chiamati a vivere la nostra relazione con Dio come se il tempo non esistesse, concentrandoci unicamente sull'inestimabile valore dell'"Oggi".

L'apostolo Paolo, che ha gettato le basi di gran parte della nostra teologia, aveva compreso perfettamente questo mistero. In tutti i suoi scritti, Paolo esclude costantemente la variabile del tempo. Egli viveva e insegnava con un'unica, radicata certezza: Gesù sta per tornare, e non accadrà domani o fra un mese, ma oggi. Paolo esortava i credenti a non essere in ansia per il domani, a risvegliarsi dal sonno spirituale perché "la notte è avanzata e il giorno è vicino", e consigliava persino di vivere le proprie condizioni terrene con un senso di urgenza, come se il tempo fosse ormai abbreviato. Gesù stesso ci ha avvertiti che tornerà come un ladro nella notte, nel momento in cui meno ce lo aspettiamo. Un cristianesimo vissuto sulla difensiva, calcolando i tempi e posticipando l'impegno, non appartiene alla dottrina apostolica.

La trappola più grande per il credente è pronunciare la parola "domani". Quando diciamo: "Oggi non ho tempo, pregherò domani", "Mi consacrerò più in là", "Servirò il Signore quando avrò sistemato le mie cose", stiamo mentendo a noi stessi, perché il tempo futuro non ci appartiene e non è mai stato contemplato nelle vie del Signore. Il peccato che inizialmente turba la coscienza, se rimandato al "domani" per il pentimento, diventa un'abitudine. Una vita di preghiera posticipata diventa una vita sterile e senza preghiera. La Scrittura ci mette severamente in guardia su questo atteggiamento: Giacomo ci ammonisce a non vantarci del domani, poiché non sappiamo cosa esso porterà. Nelle parabole di Gesù, il servo malvagio è colui che dice "il mio signore tarda a venire", le vergini stolte sono quelle che si addormentano, e il ricco stolto è colui che accumula beni per il futuro, ignorando che quella stessa notte la sua anima gli sarà ridomandata. Anche Felice, il governatore romano, ascoltando l'apostolo Paolo fu spaventato, ma scelse di rimandare: "Per ora va', ti chiamerò quando ne avrò l'opportunità". Quell'opportunità non arrivò mai.

Il principio dell'"Oggi" è radicato fin dall'Antico Testamento. Quando Dio provvide la manna per il popolo d'Israele nel deserto, ordinò di raccoglierne solo la porzione necessaria per la giornata. Chi cercava di conservarla per il giorno dopo, spinto dall'ansia per il futuro o dalla mancanza di fiducia, la ritrovava marcia e piena di vermi. Solo il sesto giorno era permesso raccoglierne una doppia porzione, che non marciva, per poter riposare il settimo giorno. Questo ci insegna che la provvidenza di Dio è quotidiana. Il Padre Nostro ci fa chiedere "dacci oggi il nostro pane quotidiano". Il settimo giorno raffigura il nostro riposo eterno, un riposo in cui possiamo entrare fin da ora se ascoltiamo la Sua voce: "Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori".

Se osserviamo il ministerio terreno e l'agenzia del Cristo, notiamo che la Sua opera è sempre immediata. Gesù non rimanda mai. Ha trasformato l'acqua in vino in un istante. Ha risuscitato Lazzaro con una sola parola. Ha purificato i lebbrosi, guarito il servo del centurione a distanza, liberato l'indemoniato di Gadara, guarito la donna dal flusso di sangue, ridato la vista a Bartimeo e sanato il paralitico di Betesda sempre e solo nell'istante. Gesù opera istantaneamente. Il tempo non gestisce e non limita l'opera del Cristo glorificato in noi.

La chiamata per noi, dunque, è alla consacrazione immediata. Spesso andiamo in chiesa aspettando che i nostri problemi vengano risolti nel tempo, ma il Signore desidera che il nostro cuore sia disposto *ora*. Non possiamo derubare il tempo, affermando di averlo perso e sperando di recuperarlo in futuro. Dobbiamo smettere di posticipare le nostre decisioni spirituali. Quale peccato devi confessare oggi? Quale cattiva abitudine devi abbandonare adesso? Chi devi perdonare in questo momento? Se la voce di Dio, tramite il Suo Spirito, bussa al tuo cuore, non rispondere come Felice. Fai come Zaccheo, che scese subito dall'albero per accogliere Gesù in casa sua, ricevendo la salvezza in quello stesso giorno. Il momento favorevole è adesso. Il giorno della salvezza, della liberazione e della piena consacrazione al Cristo glorificato è l'Oggi.

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Pagina pubblicata il 08/02/2017 15:19:43 - revisione n° 2 del 08/02/2017 15:33:26

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